Ascolto la stessa canzone da più di un’ora, le parole stanno iniziando a perdere completamente di significato. Starò impazzendo? Lo spero, perché non sopporto più la mia personalità così altalenante. Torno a scrivere di me dopo mesi di buio. L’avventura del reality è finita, forse è anche per questo che riprendo a scrivere.
Ho voglia di correre, non lo faccio da tempo. Penso a quello a cui sto andando incontro. Un esame del quale non ho seguito il corso che mi spaventa, le mie convinzioni che crollano e il mio stato emotivo che se ne sta andando completamente a farsi fottere.
Stasera non mi va di essere diplomatico. In effetti ho sempre odiato la diplomazia e questa cosa non mi ha mai portato lontano.
La sera quando sono nel letto ed i pensieri si accavallano, mi viene in mente sempre di scrivere qualcosa qui, ma al mattino la voglia e le idee sono scomparse. Ora scrivo. Sono rigido sulla sedia. Inizia a farmi male la spalla sinistra, ma continuo.
Per un periodo mi ponevo delle domande alle quali non riuscivo a dare una risposta, ora ho paura di farmi delle domande. Ciò che provo lo so bene, ma non è facile convivere con me per gli altri dal momento che io a stento mi sopporto.
Ultimamente taglio a corto ogni minima conversazione che superi i cinque minuti, e se non riesco a togliermi dalle palle il mio interlocutore inizio a camminare, anche in cerchio, e se proprio non demorde rispondo con mugolii. Vorrei poter stare in pace, lontano dalle persone e da tutti. Dalle sfighe che si abbattono, lontano dalla stronza dell’appartamento accanto.
Sono stufo di conversazioni sterili e inutili. Preferisco non consumare le mie corde vocali e starmene zitto anche davanti alle assurdità. Non sono cose che mi interessano.
Non più.
Felicità è mangiare un panino col cotechino
La felicità
È il tuo sguardo assente in mezzo alla gente
Che paura che fa
è come vedere GM a che tempo che fa
la felicità
Felicità
Felicità
È un cuscino di pietre
L’acqua del prete
Che bagna e che va
È la pioggia che scende dietro Calende
La felicità
è mandarmi a fare la spesa per fare l’offesa
la felicità
felicita, felicità
è un cocchiere impazzito verso Melito
La felicità
È lasciarsi di botto sopra un canottto
La felicità
È andare contro mano, quanto me piace
La felicità
Felicità
Senti nell’ario c’è già
La nostra canzone d’amore che va
Come un pensiero che sa di felicità
Senti nell’aria c’è già
Un raggio di solo più caldo che va
Come un sorriso che sa di velicità
Felicità
È una ceretta a sorpresa
strappata di fretta
Sai l’urlo che dai
È seguire un carretto sul vaporetto
La felicità
È una bolletta salata con la pelata
La felicità
Felicità, felicità
È un mannaggia di notte
Dopo tante botte
La felicità
È passare le ore
A far l’ammore
La felicità
È aspettare mezz’ora
Per farlo ancora
La felicità, felicità
Senti nell’ario c’è già
La nostra canzone d’amore che va
Come un pensiero che sa di felicità
Senti nell’aria c’è già
Un raggio di solo più caldo che va
Come un sorriso che sa di velicità
Senti nell’ario c’è già
La nostra canzone d’amore che va
Come un pensiero che sa di felicità
Senti nell’aria c’è già
Un raggio di solo più caldo che va
Come un sorriso che sa di velicità

Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.
Grafica realizzata da Knef.